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lunedì 31 maggio 2010

Il mondo parallelo della Lega

Renzo Bossi, detto 'il trota'
Renzo Bossi, detto "il Trota", nel corso della presentazione sabato a Sirmione (Brescia) della maglia della Nazionale della Padania che parteciperà ai «Mondiali dei Popoli».

Penso abbiate sentito cosa ha detto il Trota un po' di giorni fa. Che lui, per tutti i numi celtici, mai e poi mai avrebbe fatto il tifo per la Nazionale di calcio italiana. E tutti a inveire contro il povero ram-pollo del Senatur. La solita superficialità. Se qualcuno si fosse preso la briga di andare un po' più a fondo si sarebbe subito accorto che il Trota ram-pollo aveva tutti i diritti di questo mondo a fare la dichiarazione che aveva fatto.

Eh, sì. Perché questo ragazzo dal radioso futuro per l'acuta intelligenza che si ritrova oltre a essere consigliere della Regione Lombardia ha anche altre cariche o incarichi che dir si voglia. Per dirne una è Ct della Nazionale di calcio della Padania che da ieri, 30 maggio, è impegnata nel Mondiale dei popoli (la Viva World Cup) alla quale partecipano diverse nazioni non riconosciute come Stati indipendenti, che in quest'edizione si sfideranno a Gozo, piccola isola maltese.

La Nazionale della Padania difende i due titoli vinti nel 2008 e nel 2009, e a contendere la coppa ai biancoverdi ci saranno altre cinque rappresentative: Regno delle due Sicilie, Kurdistan, Gozo, Occitania e Provenza. Il 5 giugno la finalissima e l'assegnazione del titolo.

La trasferta è stata organizzata anche per i tifosi con l'iniziativa chiamata «Tifosi Vip» (Vip, acronimo di ben tre parole straniere, evviva il tanto decantato dialetto ed un evviva anche per gli aspiranti a questa qualifica fasulla e quindi tamarra). Soggiorno di quattro giorni in pensione completa all'Hotel Downtown, tre stelle. È ovvio che non si vola con Alitalia ma con Air Malta. Partenza il 3 giugno e «rientro in Padania» (testuale) il 7 giugno. Sono previsti per i partecipanti «gradite sorprese» come il «PassVip» e il «kit Padania Calcio».

Sarebbe interessante sapere se questa "Nazionale" è finanziata con i soldi dello Stato "centralista".

La Nazionale di calcio della Padania
La Nazionale di calcio della Padania.

domenica 30 maggio 2010

Boris Leonidovič Pasternak - Il Dottor Živago

Boris Leonidovič Pasternak

Sono oggi cinquant'anni giusti dalla morte del grande scrittore russo. Scrisse un solo romanzo, "Il Dottor Živago", che fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957 da Feltrinelli a cui era arrivato il manoscritto in maniera rocambolesca.

Fu un successo immediato e in breve venne stampato in tutto il mondo eccetto che nell'Unione Sovietica e negli Stati satelliti. Dal libro fu poi tratto un film con la celebre colonna sonora "Il tema di Lara".

Ecco, è proprio qui che volevo arrivare. A Lara, alle bambine nate in quegli anni a cui le mamme, commosse da quella storia d'amore, dettero il nome dell'eroina di Pasternak. Senz'altro ne conoscete qualcuna anche voi.

Cambiano i tempi e adesso certe mamme danno nomi vacui presi dalle eroine (eroine?) delle soap opera. Cambiano i tempi, appunto.

sabato 29 maggio 2010

Il dito medio di Cattelan semina zizzania nella giunta di Milano

Maurizio Cattelan, dito medio 'La fine delle ideologie'
Maurizio Cattelan, "La fine delle ideologie". Il modellino dell'opera contestata.

Letizia Moratti ha di nuovo rinviato la firma alla delibera che autorizza la mostra di Maurizio Cattelan a Palazzo reale e dà il via libera alla collocazione della statua in marmo del "dito medio" in piazza della Borsa.

L'opera, dal titolo "La fine delle ideologie", a cui l'artista non vuole assolutamente rinunciare, ha diviso in maniera netta la giunta comunale.

Carlo Masseroli, assessore all'Urbanistica di Cl, «L'amministrazione comunale non può essere culturalmente subalterna alle provocazioni di Cattelan. È inaccettabile che il Comune autorizzi un'opera che fa il dito alla Borsa». A ruota l'assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna «Milano ha bisogno d'arte e non di provocazioni: ancora peggio quando esse non sono neppure artistiche».

Favorevole invece l'assessore al Turismo Massimiliano Orsatti «se Milano vuole accreditarsi come città capitale dell'arte contemporanea, bisogna sì mediare ma anche accettare quello che non ci piace». E il collega alle Attività Produttive Giovanni Terzi ha concluso con una provocazione: «Non va bene davanti alla Borsa? Allora mettiamolo davanti al municipio».

Tralascio ogni giudizio artistico su Cattelan, per andare al contenuto dell'opera. E me la sogno già davanti a non so quanti palazzi del potere, me la sogno anche trasformata in ciondolo, da sostituire il cornetto e da usare come meglio si crede. Dite voi.

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venerdì 28 maggio 2010

Gli amici leggono Nico Orengo

Gli amici leggono Nico Orengo
Gli amici leggono Nico Orengo
Gli amici leggono Nico Orengo

Ad un anno dalla scomparsa, ci siamo ritrovati ieri sera noi amici di Nico Orengo al teatro Gobetti di Torino.

E' stata una sequenza di letture dalle sue opere con gli intervalli musicali del Trio Para-Guai per due ore filate.

Così Nico è stato di nuovo tra noi, e ognuno lo ha rivisto alla sua maniera, legata ai ricordi della vita e alle emozioni generate dai suoi libri.

Di solito si legge in solitudine. Quando la lettura viene condivisa, e quello che si legge è ciò che ha scritto un amico che non c'è più, si pesa con mano il ricco patrimonio che ci ha lasciato e si capisce a fondo il valore insostituibile della letteratura.

Nico Orengo

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giovedì 27 maggio 2010

L'arcivescovo di pietra, pardon di marmo

Statua dell'arcivescovo Gerardo Pierro

Arcivescovo Gerardo PierroI sacerdoti della diocesi di Salerno convocati questo martedì al Seminario di Pontecagnano Faiano per il consueto ritiro spirituale non potevano credere ai loro occhi.

Il loro arcivescovo in procinto di lasciare il proprio mandato per raggiunti limiti d'età si era fatto fare una statua ad imperitura memoria e l'aveva fatta collocare in bellavista nel giardino. Altroché santino.

Non c'erano solo i preti a presenziare allo scoprimento dell'opera, ma anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e l'assessore regionale all'Avvocatura, Ernesto Sica.

La motivazione «A monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo primate metropolita di Salerno Campagna Acerno al compiersi del suo 75˚anno di età con viva gratitudine l’arcidiocesi eresse».

Continuate pure a dare l'otto per mille alla chiesa che ne fanno buon uso. Come questo.

Statua dell'arcivescovo Gerardo Pierro

Fonte delle foto: Pecoraro

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mercoledì 26 maggio 2010

Foto antiche dei paesi della val Nervia

Sito della val Nervia

L'amico Carlo della Villa di Pigna ieri mi ha mandato una mail per avvisarmi di questo sito che sta costruendo, e che per adesso contiene solo foto antiche dei paesi della val Nervia: Pigna-Buggio, Castelvittorio, Isolabona, Apricale, Dolceacqua, Rocchetta, Bajardo, Camporosso, Perinaldo. Come inizio mi sembra più che buono e da incoraggiare assolutamente.

La val Nervia, che dal mare, tra Ventimiglia e Bordighera, sale fino alle Alpi Marittime, col monte Toraggio che a nord la chiude, è la mia vallata. Qui sono nato e cresciuto, qui ho scorrazzato in lungo e in largo, e continuo a scorrazzare quando torno.

Ne approfitto per parlare di una questione che riguarda le foto antiche e la loro riproduzione. E cioè le inseriamo così come sono, o con i mezzi che abbiamo adesso a disposizione è meglio migliorarle prima di pubblicarle? Ligi all'originale o Photoshop con moderazione e giudizio?

Qui sotto faccio un esempio. L'immagine è stata presa dal sito, e bene ha fatto Carlo a bloccare il tasto destro del mouse, vista la maleducazione imperante che ha mandato a quel paese la netiquette (gente che scarica e magari spaccia per proprie foto altrui).

Originale
Santuario di nostra Signora delle Grazie, Isolabona


Corretto
Santuario di nostra Signora delle Grazie, Isolabona

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lunedì 24 maggio 2010

La festa della "Ra barca", Bajardo (IM)

Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo

Millanta e più anni fa governava in quel paese sui picchi dietro Sanremo un conte. Rubino si chiamava, questo conte, e Bajardo, si chiamava e si chiama, questo paese che è lassù in alto, tibetano e fiero.

Il conte aveva un florido commercio di legname con la Repubblica di Pisa. Tronchi robusti abbattuti lungo i fianchi del Ceppo e del Bignone da farne navi, alberi fiancate ponti.

Accadde che tre dignitari pisani arrivati per verificare il carico si innamorarono delle tre figlie del nobile. La più piccola, Angelina, che era anche la più temeraria, si allontanò di notte, furtivamente, dal castello per incontrare il giovane innamorato nel posto che adesso è chiamato "Viale degli innamorati", e assieme decisero di raggiungere le navi pisane che stavano per salpare e fuggire.

Ma il conte avvisato della fuga raggiunse la figlia al passo Ghimbegna e la decapitò con un colpo di spada.

I bajocchi, che erano e rimangono gente tosta, recuperarono il corpo della giovane sventurata, lo avvolsero in un bianco manto e lo trasportarono fin sul piazzale del castello dove fu adagiato.

Ieri dunque ci siamo ritrovati lassù in tanti per rinverdire questa leggenda come ogni anno, la domenica di Pentecoste. Il momento clou, che dura a lungo, è l'innalzamento del grande albero, e quest'anno era eccezionale, un pino di venticinque metri, che viene sollevato e piantato a terra a simboleggiare quello maestro di un antico veliero.

C'era Virginia Libera, Lara, Augusto, Luciana, Corrado, Gian Paolo (la mia guida della valle Argentina), Fiorella (la rossa), Costantino, Monica, Erika, René (lo scultore, e druido come me), Lauretta, Paolo (l'allievo di René), Sergio (di San Gregorio), Paola (del "Ghiro sveglio", che adesso ha aperto una tisaneria con sala di lettura e con cui mi scuso per non essere ripassato a ritrarle il bel viso di fata birichina, ma ci sarà quanto prima un'altra occasione), Alberto (del "Ghiro in barca"), Mimmo di Berzi (il forzuto), Massimo (del ristorante), Garibaldi (il partigiano, il vero motore di tutta la festa, che dà gli ordini agli uomini che sollevano il tronco) e qui mi interrompo perché altrimenti domani sono ancora lì a scrivere nomi su nomi.

Voi, che siete i più, non menzionati, mi capirete.

Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo

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sabato 22 maggio 2010

La foto centenaria

Apricale, foto centenaria

Apricale, foto centenariaVoi che non siete fotografi "seri" o che non siete fotografi punto non potete capire. Si parte, noi fotografi seri, per fare una foto, con in testa quell'inquadratura, quella luce, quelle persone, e poi? E poi, certe volte, cambia tutto, e il castello che ti eri costruito in testa va a farsi benedire. Un po' quello che mi è successo oggi pomeriggio per la foto centenaria. Pensavo di più. Ma non siamo pittori, siamo fotografi, e altro non possiamo fare che registrare la realtà che ci sta davanti. Anche se, e chi mi conosce lo sa, quando la situazione è stagnante, urlo, proprio urlo, "datevi una mossa, porca vacca". Ma in questo caso non è bastato più di quel tanto.

Geckofestival

Apricale, foto centenaria

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venerdì 21 maggio 2010

Quando la prefazione diventa un optional, per forza di cose

Uomini che amano le donne

Di solito salto per andare subito al sodo, o meglio per vedere se qualcosa di sodo c'è nel libro che ho appena cominciato a leggere. Salto quelle pagine che mi dovrebbero introdurre e spiegare, perché a me piace entrare nell'opera da solo, senza l'aiuto di nessuno. Poi magari finito il libro quella prefazione me le leggo. Ho sempre fatto così.

Adesso, almeno per quanto riguarda questo "Uomini che amano le donne" edito da Minerva, da oggi nelle librerie, si potrà fare diversamente.

Il volume è una raccolta di interviste a 51 bolognesi famosi, (da Romano Prodi a Gianfranco Fini, da Francesco Guccini a Luca Cordero di Montezemolo) fatte da 50 giornaliste, per raccogliere fondi per il restauro della basilica di Santo Stefano.

Quando si è saputo che la prefazione era di Silvio Berlusconi si è scatenato il pandemonio. Sfuriate e minacce di azioni legali sono state espresse da parecchi, fra intervistati e intervistatori, per quell'indebita intromissione di cui erano completamente all’oscuro.

E così la casa editrice in fretta e furia è corsa ai ripari e si è inventata questo escamotage. La prefazione del premier è stata stampata su un foglio a parte che si potrà rifiutare al momento dell’acquisto.

Penso sia il primo caso al mondo. Forse resterà l'unico.

giovedì 20 maggio 2010

No alla legge bavaglio

No alla legge bavaglio

valigia blu


venerdì 21 maggio, cioè domani
dalle 14.05 alle 21.05

Piazza Montecitorio - Roma



Un vitalizio per tutti i politici, proprio tutti

Maria Luisa Gnecchi, Oriano Giovannelli e Lucia Condurelli. Teneteli a mente questi nomi. Sono i tre deputati del PD che, e sembra una provocazione con i tempacci che corrono, hanno presentato una proposta per dare a tutti i politici di professione un vitalizio per la vecchiaia.

Ora sapete che i parlamentari, anche con mezza legislatura, arrivato il momento si beccano la pensione. Che è già un privilegio rispetto a noi comuni cittadini che la pensione ce la dobbiamo sudare fino in fondo.

Ma non tutti tra quelli che hanno scelto di fare politica, solo politica come unica occupazione, riescono a sedere su quegli scranni di Camera o Senato. Forse meno fortunati, forse meno scaltri, forse anche un po' tonti. E allora a questi assessori, consiglieri, sindaci, presidenti di comunità montane e di circoscrizioni, portaborse di ogni risma non vogliamo assicurare una giusta pensione maturata con quegli usuranti incarichi?

E quindi questa preoccupazione ha condotto i tre parlamentari, tutti residenti a nord di Roma (la Gnecchi è di Bolzano, Giovannelli di Urbino, Codurelli di Sondrio) ad avanzare la proposta di legge numero 2875/09. "Per una ragione di equità", hanno scritto nell'unico articolo del testo che sta per essere licenziato dalla commissione Lavoro.

Sono tempacci, l'ho già detto, e non riesco proprio a capacitarmi come questi tre ineffabili deputati del Partito Democratico con tutti i problemi che si agitano sopra e sotto il tappeto possano non solo aver pensato ma anche messo nero su bianco un ulteriore privilegio per la Casta destinato alle sue classi più basse.

Inutile dire che i loro compari del centro e della destra si sono subito accodati. Unica eccezione l'Italia dei Valori..

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Aggiunta 27/5/2010
Ricevo e pubblico

Egregio signor Alberto,

ho visto sul suo blog quanto scalpore e indignazione ha suscitato l’articolo pubblicato su repubblica.it da antonello caporale in esito alla proposta di legge 2875 presentata alla camera dei deputati dalla scrivente e dai colleghi Giovannelli e Codurelli.

Chiunque può trovare la proposta di legge 2875 nel sito della camera dei deputati e verificare che tale proposta non prevede affatto alcuna forma di vitalizio per gli amministratori locali(assessori o sindaci).

Di seguito le allego la lettera che abbiamo inviato a repubblica.

Le sarei grata se pubblicasse questa mia mail sul suo Blog. Chiedo soltanto che chiunque possa verificare di persona il testo della proposta di legge.

La saluto cordialmente.

Marialuisa Gnecchi 06 6760 3407

19 maggio 2010


Gentile dr Caporale,
ribadiamo che la nostra proposta di legge parte da situazioni reali, in una fase di crisi le aziende chiudono, mettono in mobilità lavoratori, si sono rivolti a noi 2 sindaci che si sono ritrovati senza copertura previdenziale e si sono vista compromessa la propria situazione pensionistica, è giusto occuparsi di tutti coloro che perdono il lavoro, anche se sindaci. Attualmente i comuni sono tenuti a versare i contributi in base alla retribuzione percepita al momento dell'elezione, nel caso si tratti di un lavoratore autonomo viene versata una cifra forfettaria definita con decreto ministeriale annualmente, invece nel caso di casalinghe, inoccupati, disoccupati, studenti o professionisti senza albo i comuni non possono versare alcun contributo perchè l'attuale legge considera solo i lavoratori dipendenti e autonomi. I comuni quindi "spendono" di più o di meno a seconda della condizione lavorativa dell'eletto. Il mondo è cambiato, anche i giovani sono interessati alla politica, anche le donne, anche persone che svolgono lavori non inquadrati nelle classiche categorie storiche. Vogliamo colmare una lacuna legislativa, vogliamo che valga anche per gli enti locali che a retribuzione corrisponda contribuzione previdenziale, anche sindaci e assessori lavorano, percepiscono dall'ente emolumenti, ma sono trattati molto diversamente a seconda della loro reltà lavorativa precedente.

Siamo convinti che la politica non sia una professione, che vada svolta come servizio alla comunità, ormai esiste il limite dei mandati, non più di 2 consiliature come sindaco, esiste una forte pressione per il ricambio, si devono regolamentare con correttezza sia i compensi che le situazioni prvidenziali. Non si tratta di creare privilegi, ma solo di garantire che non ci siano periodi vuoti di contribuzione per aver prestato la propria opera come sindaco o assessore.

Con stupore abbiamo visto come possa essere interpretata in modo sbagliato la nostra proposta e prestarsi a strumentalizzazioni, quindi valuteremo con il gruppo parlamentare per poter chiarire ulteriormente le intenzioni che ci hanno spinto a formularla. Non vogliamo mettere in difficoltà i colleghi, vorremmo, però, con altrettanta forza che si riflettesse sui pregiudizi con i quali ormai si affronta il dibattito sui ruoli istituzionali, non ci sfugge che possano esistere "i furbetti", ma noi pretendiamo che le leggi siano giuste. Sindaci, assessori devono lavorare con il massimo impegno, non devono godere di vantaggi previdenziali rispetto ai lavoratori e alle lavoratrici, ma devono, secondo noi avere una copertura previdenziale, (essere iscritti alla gestione separata inps), almeno come tutti i lavoratori precari, se non sono iscritti ad una forma previdenziale obbligatoria.

Grazie per la cortese attenzione, cordiali saluti

Marialuisa Gnecchi , Oriano Giovanelli , Lucia Codurelli

mercoledì 19 maggio 2010

Angelino Alfano, oh Angelino

Angelino Alfano

Quello che vedete è un fermo immagine del video su YouTube dove il ministro della giustizia Angelino Alfano illustra l’introduzione del nuovo sistema per effettuare i ricorsi al Giudice di Pace tramite internet. Speriamo che il sistema non funzioni come adesso sta funzionando, cioè male, la posta certificata così glorificata da Brunetta.

La cosa che però ha attirato la mia attenzione nel filmato, vale senz'altro dargli un'occhiata, è la statuina della Madonna piena dell'acqua di Lourdes in bella vista sulla scrivania.

A pensare male si fa peccato, lo so, ma vorrei sapere se anche voi siete peccatori come me. E cioè, la statuina è lì da sempre o l'hanno messa appositamente ad uso delle telecamere?.

martedì 18 maggio 2010

Ripensare l'Afghanistan

Generale Fabio Mini
Il soldato non è più soltanto un guerriero, un tecnico, una spia dell'Intelligence. Spesso è un precario fra mercenari a partita Iva. Mandato a uccidere e morire da generali e ammiragli alle prese con bilanci e poltrone. Capire, dall'interno, come sono cambiati i "professionisti della sicurezza" significa anche comprendere i rischi che corriamo. Tutti.
Fabio Mini
Soldati
Einaudi

Nella foto il generale Fabio Mini


da PeaceReporter. L'articolo è del 2007 ma è più attuale che mai, anzi forse è più attuale adesso di quando fu scritto.


Ripensare l'Afghanistan
- Fabio Mini -

“Ripensare” è un bel verbo, politicamente corretto, garbato, che in genere non comporta grossi sacrifici se il nuovo pensiero si ferma lì. Tuttavia “ripensare” le missioni militari, come si è ripreso a dire in questi giorni con l’Afghanistan, non è mai un semplice esercizio di pensiero. Con uomini sul campo che hanno una missione da compiere e che la conducono credendoci e credendo che tutti ci credano, anche il solo parlare di “ripensamenti” comporta rischi aggiuntivi. Inoltre si aprono spazi per le speculazioni e i “ripensamenti” possono essere presi per debolezze, paure, tentennamenti, disimpegno unilaterale, fuga, tradimento, connivenza con il nemico e così via. “Ripensare” è perciò in questi casi qualcosa che deve partire da un quadro di situazione chiaro e ne deve determinare uno altrettanto inequivocabile.
Significa che quando se ne parla si hanno già una strategia e un piano operativo che tengono conto dei rischi e delle conseguenze. Significa che si sono già superate tre fasi preliminari: 1) analisi della missione, dei risultati, del suo contributo alla stabilità e dei suoi costi; 2) analisi delle prospettive della sua continuazione; 3) discussione sulla fattibilità e i rischi delle eventuali alternative.

Afghanistan Compact. Fra pochi giorni cadrà il primo anniversario dell’Accordo siglato lo scorso anno a Londra: l’Afghanistan Compact, il patto congiunto tra l’Afghanistan di Karzai, da una parte, e la Comunità internazionale, compresa la Nato, dall’altra. Fra poco comincerà la serie di valutazioni sui primi risultati. Tutto scontato: grandi successi sul piano amministrativo e della democrazia, sul piano della legalità, dell’impianto di un nuovo sistema giudiziario. Grandi successi nella sicurezza interna e nella cooperazione internazionale. Grandi successi nella repressione del terrorismo (ormai scomparso) e della guerriglia dei Talebani. Grazie alla Nato e a “Enduring Freedom”, l’operazione americana che conferma la prima parte del nome (infatti “dura” da tanto) con qualche dubbio sulla seconda. Qualche problemino di sicurezza può essere risolto con più truppe da combattimento della Nato; qualche difficoltà economica può essere superata con più fondi e i danni collaterali delle vittime civili o militari coinvolte in azioni di fuoco, sono appunto collaterali.

Il bicchiere mezzo pieno. Le vittime civili innocenti stanno tuttavia diminuendo perché i morti sono comunque tutti colpevoli di essere o Taliban o terroristi o ribelli soltanto perché morti. A prescindere dal sesso e dall’età.
Qualche problemino di droga, di corruzione, di criminalità e di dissidenza è in via di risoluzione con una maggiore forza e determinazione dei servizi segreti, delle forze armate e di quelle di polizia puntualmente assistite da esperti stranieri. Stranieri, e in quanto tali "esperti" e “democratici”, sono anche gli estensori di tutti i rapporti che, per giustificare la paga, non possono che citare i successi: la classica metà piena del bicchiere. Poco importa se l’altra metà (il 50 percento) è fatto di rischi e di insuccessi. Nella corte dei miracoli degli osservatori internazionali la matematica conta poco. In qualsiasi ambito il 50 percento di rischi maggiori o di fallimenti sarebbe un disastro, nelle aree di crisi è un "incredibile successo".

Una pietra tombale. Nessuno si azzarderà a dire che ad appena un anno dalla sua nascita il Compact già presenta il più grave dei suoi effetti collaterali: la presenza pesante degli americani, il nuovo ruolo della Nato, l’appalto della sicurezza interna a forze straniere, di stato e private, e l’appoggio incondizionato a un governo che sopravvive soltanto per la presenza straniera ha posto una pietra tombale, più che miliare, su qualsiasi prospettiva di autonomia dell’Afghanistan da interessi e interferenze esterne. Il Compact era stato presentato dalle Nazioni Unite di Annan, dalla Gran Bretagna di Blair e dagli Stati Uniti di Bush come una svolta decisiva per l’Afghanistan, che avrebbe dovuto gradualmente fare da solo. Questo processo non è neppure incominciato. E dove è cominciato ha visto l’autonomia delle bande e dei produttori di droga. Kofi Annan se n’è andato, Blair e Bush stanno uscendo, i falchi dell’antitalebanismo sono in minoranza e Karzai rappresenta sempre meno l’Afghanistan, ma il paese è più che mai dipendente dall’intervento straniero.

Cambiare gli equilibri. Il tipo d’intervento è ciò su cui verte il “ripensamento”, ma non è semplice neppure proporlo, perché il rischio più grave di qualsiasi proposta è che sia ritenuta velleitaria dagli stessi alleati, se non proprio offensiva, che venga archiviata come tentativo di sciacallaggio politico o compatita con sufficienza.
La prospettiva di cambiare la natura e gli equilibri dei vari contributi nazionali ha senso, ma è irta di difficoltà. Per farla in armonia, interna e internazionale, occorrerebbe che la Nato cambiasse la propria strategia e si riportasse sull’assistenza e la cooperazione piuttosto che sulla repressione. Le prime hanno qualche prospettiva di modificare le condizioni che causano le ribellioni e il cosiddetto terrorismo mentre la seconda non può che aggravarle. In caso di rifiuto (prevedibile) bisogna avere il coraggio di restare o andarsene. Restare con la Nato significa però riconoscere di aver assunto un impegno comune che richiede la nostra parte: da pari e non da “paria”. Significa condividere le strategie e le operazioni; significa dare gli uomini e i mezzi che servono per fare ciò che viene stabilito dall’Alleanza e che noi condividiamo.

A testa alta. Se invece decidiamo di uscire dall’Afghanistan non dobbiamo cercare formule meschine o scuse da scolaretti. Dobbiamo dire chiaramente di essere stati coinvolti in un allargamento di compiti e in una nuova fase della missione che non condividiamo. Non tanto come italiani, ma come membri della Nato e dell’Unione Europea; non tanto per beghe interne ma per il rispetto della lettera e dello spirito delle norme sancite dalla nostra Costituzione e dalle organizzazioni di cui facciamo parte. Se lo crediamo, dobbiamo dirlo chiaramente e andarcene, a testa alta e sbattendo la porta. Ne avremmo il diritto e saremmo rispettati.

Gli strateghi di piombo. Le altre soluzioni alle quali pensano molti nostri “strateghi di piombo” (dall’equivalenza in peso specifico a ciò che li tiene in poltrona) sono tutte improponibili. Rimanere e non fare quello che fanno gli altri ci isola ulteriormente e mortifica il lavoro di quei soldati che a parole si dice di sostenere. Rimanere e vedersi tagliare i fondi aumenta i rischi e l’usura dei mezzi e degli uomini senza benefici per la missione. Rimanere e non avere la responsabilità di un’area determinata, ci fa correre gli stessi rischi e ci qualifica come “mezzo servizio”. Avere un’area di responsabilità e pensare di condurvi “strategie” diverse da quelle degli altri significa contribuire alla divisione del paese.

"Civilizzare le missioni". Pensare in termini di missione esclusivamente “civile” significa tentare qualcosa mai tentato da nessun paese. Può essere un’innovazione salutare che però si prevede di sperimentare sulla pelle degli altri. Come spirito umanitario, non è un buon inizio. Chi dice che in Afghanistan i problemi di sicurezza sono causati dalle stesse forze di sicurezza dice una mezza verità (o mezza menzogna). Chi, invece, predica la “civilizzazione delle missioni”, dicendo che senza forze di sicurezza non ci sarebbero problemi, salvo rarissime eccezioni mente sapendo di mentire. Si potrebbe tentare di convincerlo togliendo qualsiasi controllo dal territorio in cui opera e vedere quanto dura fisicamente. Oppure vedere quanto dura senza dover ricorrere alla corruzione, alla connivenza con i banditi e i criminali o senza sottostare ai ricatti. Poi ci sono i problemi organizzativi, anche questi tutti inesplorati. Non basta quantificare e qualificare il nuovo impegno sostitutivo: in soldoni e in progetti concreti.

Mille rivoli di denaro. Bisogna fare attenzione a non toccare i feudi consolidati delle agenzie internazionali e delle decine (e poi saranno centinaia e migliaia come accaduto in Kosovo) di organizzazioni non governative che si presentano sullo stesso territorio. Bisogna fare attenzione ai “profittatori di dopoguerra”, ai mercenari, agli squadroni della morte, alla criminalità, alle bande e milizie private che inevitabilmente sono attratte dall’afflusso di “aiuti” e dalla presenza di stranieri da “mungere”. Bisogna controllare gli aiuti stessi e capire le intenzioni delle ONG islamiche, o di quelle evangeliste, quacchere e perfino cattoliche. Occorre non cadere nel vizio globale della “concorrenza sleale a fini umanitari”. Pensare di affidare tutto alle Organizzazioni non governative può essere una novità dura da far digerire alla Nato e una sfida concettuale e organizzativa per gli apparati militari abituati a una visione mono-dimensionale degli interventi di peace-keeping e cooperazione. Ma potrebbe anche non piacere all’Onu, per la frammentazione delle iniziative e delle risorse, e allo stesso Karzai che vedrebbe sparire in mille rivoli (di cui molti diretti verso i suoi avversari) il fiume di denaro proveniente dall’estero.

Fattore Afghanistan. E’ evidente che la "strategia del ripensamento" richiede coraggio e idee chiare, ma non assicura il successo e rischia di provocare guai in Afghanistan, nella Nato, all’Onu, in Europa e a casa nostra dove il clima è tutt’altro che improntato alla comprensione dei problemi o alla soluzione concordata.
Occorre però considerare un ultimo e non insignificante fattore: l’Afghanistan. Perché è la gente di questo paese a richiedere un cambiamento di strategia. Per il popolo afgano il Compact è già fallito al 100 percento, se gli aiuti esterni non consentono la crescita interna, l’autonomia, il diritto di affrontare i propri problemi con le proprie forze.
L’Afghanistan forse vuole anche un cambiamento di guida politica; di certo vuole che il cambiamento interno e l’atteggiamento delle forze esterne si manifestino anche nel rispetto per la gente, per i suoi diritti e per la sua cultura. L’aiuto internazionale non è commerciabile con la dignità e allora l’Afghanistan ha bisogno di una strategia complessa e articolata, fuori dagli schemi e lontana dalle ricette ritenute valide per ogni situazione e dalle formule magiche che la politica riesce a esprimere quando non sa che pesci pigliare.
Ha bisogno di un cocktail di provvedimenti di sicurezza e di aiuti coordinati e condivisi da tutta la comunità internazionale. Aiuti che non si qualifichino soltanto per la compassione o la pietà (o la mancanza di compassione e pietà), ma che puntino a uno scopo ormai dimenticato e via via più difficile: rendere l’Afghanistan protagonista della costruzione del suo futuro. Avanti, quindi, con giudizio!


lunedì 17 maggio 2010

Riporre gli impermeabili, sarà ora?

Bicicletta sotto la pioggia

La settimana è cominciata male, ma, concedetemi, non ho voglia di parlare di guerra. Della guerra che i nostri soldati combattono e di cui allo stato delle cose non si vede via d'uscita. Solo un'ecatombe continua di civili, un po' di terroristi uccisi, e ogni tanto qualche militare occidentale caduto. Ci vuole una bella faccia a continuarla a chiamare missione di pace.

Così guardo il sole che da due giorni sorride, e al mattino mi sveglio con una luce chiara che mi annuncia un dì sereno. Che finalmente ci siamo buttati alle spalle scene come quelle della foto che hanno proprio scassato?

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domenica 16 maggio 2010

Responsabilità

queo che digo

Titolo più banale di questo non potevo trovare. Sono sicuro che voi saprete fare di meglio.

Sembra una battuta, se volete lo è anche, ma quante cose nasconde dietro.

Fonte della foto FriendFeed.

sabato 15 maggio 2010

Itinerari di letteratura 2010

Manifestazione di apertura degli Itinerari di letteratura, sesta edizione 2010. In seguito pubblicherò il programma completo.
Itinerari di letteratura 2010

Il sito di Francesco Biamonti

Alcune citazioni dalle opere
Si sentiva odore di lentisco e di assenzio e, a folate, il mare che smemorava.

... un ramo nudo se ne andava per traverso inciso dalle stelle.

La bellezza per lui evocava sempre un senso di privazione.

Si getta sul mare uno sguardo che ha sempre qualcosa di perduto.

Un continuo andare... per poi entrare nel crepuscolo a vele ammainate.


venerdì 14 maggio 2010

La religione a scuola fa media

Ora di religione

La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnante di religione «ai fini dell’attribuzione del credito scolastico» intacca di fatto un principio d’eguaglianza sancito dalla Costituzione e introduce un criterio di esclusione per chi quel «credito» non può (o non vuole) accumularlo.

Mi ricordo che avevo due compagni, Renato ed Erberto, entrambi esonerati dall'ora di religione perché valdesi della casa di Vallecrosia. Erano anche loro cristiani, ma non di Roma. Oggi, ragazzi come questi e molti sempre in continuo aumento di altre religioni hanno dunque sulle spalle, senza nessuna colpa, questo handicap.

C’era forse modo migliore per rinfocolare le interminabili polemiche sull’ora di religione a scuola e per riaprire la contesa sull'importanza della religione nella scuola pubblica?

Il Consiglio di Stato è ricorso a un trucco, degno di migliori cause, applicando gli stessi parametri ai corsi «alternativi». Ma tutti sanno che quei corsi sono assenti nella grande maggioranza delle scuole. Solo una chimera sbandierata per pura propaganda.

Succederà quindi che gli studenti che frequentano il corso di religione avranno una marcia in più, un credito in più, un contributo in più che farà «media» con le altre materie. Mentre gli altri malediranno l’ora di religione, di quella religione dominante nel nostro Paese. Si dividerà il corpo studentesco in due blocchi, quello «laico» e quello «cattolico», che si guarderanno ancor di più con reciproca ostilità.

Bella maniera di fare integrazione.

giovedì 13 maggio 2010

Campagna abbonamenti del Salaria Sport Village, il covo della cricca

Salaria Sport Village

Per carità, si ritrovavano in questo bel posto per fare dello sport, solo dello sport, tutti quelli della cricca, da Balducci ad Anemone passando per Bertolaso e per tutta la corte dei miracoli, o meglio dei miracolati dai milioni di euro delle corruzioni e degli appalti. Sport? Perché fare sesso non rientra forse in questa categoria delle attività umane?

E voi pensate che questo centro sia andato in crisi per le vicende giudiziarie e la galera dei suoi soci più in vista? Ma nemmeno per sogno. Sabato, Diego Anemone appena scarcerato dopo tre mesi di detenzione per lo scandalo degli appalti del G8 alla Maddalena, tornerà ad essere il protagonista delle feste scatenate. Lo aspettano tutti, a cominciare dalla ballerina brasiliana Regina Profeta. Con il patron che respira la libertà il divertimento sembra assicurato. La giostra ricomincia a girare, l'orchestra a suonare, la nazione continua ad affondare.

Millesimo post


Salaria Sport Village

mercoledì 12 maggio 2010

Funerale di un feto

Il 7 maggio a Cremona è stato celebrato il funerale di un feto abortito. Quelli di cui non viene richiesta sepoltura o cremazione sono presi in carico, per un accordo con l'Azienda ospedaliera e l'amministrazione comunale da un'associazione religiosa che si occupa a proprie spese dell'inumazione. L'interramento è accompagnato da un rito con preghiera e benedizione. Al funerale di cui parlo un violinista ha eseguito un brano toccante, c'erano rose bianche e soprattutto per dare valore politico alla cerimonia, il vicesindaco Pdl ed esponente di Cl, nonché l'assessore ai servizi cimiteriali, leghista. L'associazione "Difendere la vita con Maria" è un'organizzazione di volontari che operano negli ospedali dove si fanno aborti, con la finalità di promuovere il seppellimento dei feti non venuti alla luce per aborto spontaneo o procurato. L'associazione combatte la legge 194 con pressioni "trasversali", esibendo spirito caritatevole, certo non verso le donne e la loro vita, ma per equiparare, nel sentire comune e poi nella giurisprudenza, il feto ad una persona dotata di diritti. Il passo successivo è breve: se il feto è soggetto giuridico, l'aborto è un omicidio. È evidente il carico di colpa che si vuole gettare sulle spalle delle donne che hanno affrontato l'immenso dolore dell'interruzione di gravidanza.
Annamaria Abbate
lettera su Repubblica di ieri



Gli invasati sono invasati. Li ho visti da vicino, con in mano bottiglie d'acqua e pagnotte nelle manifestazioni sguaiate per la povera Eluana quando ci sarebbe stato bisogno di un doloroso silenzio. Dicevo che gli invasati sono invasati e quindi fanatici che non sentono ragione. Ma i politici? Questo vicesindaco del Pdl e questo assessore della Lega?


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Chiesa in affitto

Chiesa in affitto
San Diego, CA.

Chissà quanto vogliono al mese.

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domenica 9 maggio 2010

Marco Ballestra è disposto a un confronto col sindaco di Ventimiglia

Marco Ballestra
Marco Ballestra

Ieri, poco dopo essere arrivato al paesello, ero a bere un pastis dal Piombo (il bar dove si svolge il romanzo Islabonita di Nico Orengo) quando, con la solita scherzosa irruenza è entrato l'amico Marco Ballestra ancora in tuta da apicultore. Il blogger di Ventimiglia sta rischiando salato per i danni che il sindaco Gaetano Scullino ha chiesto come risarcimento per una lunga serie di post ritenuti offensivi.

Marco ha dichiarato di fronte a tutti che è disposto a sedersi a un tavolo in territorio neutrale, potrebbe essere proprio a Isolabona dal Piombo. Lui da una parte e dall'altra Gaetano Scullino, io in mezzo a fare da moderatore. Se verrà firmata una pace potrebbe concludersi con una cena a base di brandacujun e coda di stoccafisso ripiena. Io sono qui, disponibile. Un fatto del genere rimbalzerebbe in un baleno sui blog e ne parlerebbero senz'altro i giornali nazionali. Sarebbe un bel gesto, da entrambe le parti, apprezzato ancora di più visti i tempi non proprio gentili che ci tocca vivere.

Riporto da ImperiaParla il testo sull'argomento scritto con la solita verve dall'amico Angelo Amoretti.
Marco Ballestra, tenutario del blog Alzalatesta.net dovrà rispondere in tribunale di 343 insulti contenuti in 200 pagine di citazione.
Marco è stato querelato dal sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino, secondo cui il blogger avrebbe tra l’altro dato al mondo intero "un’immagine totalmente negativa e distorta del nostro territorio, per nulla rispondente alla realtà, come loro stessi [ventimigliesi che vivono e lavorano fuori città nda] si rendono conto, ogni volta che tornano in vacanza o nelle festività a Ventimiglia".

Cioè, se io sono un Ventimigliese che vive a Shangai, per dire, e leggo il blog di Marco, e a Natale torno per le feste nella mia città natìa, la prima cosa che dico appena metto piede a terra è: "Ma che cazzo dice, Marco?!! Qui mi pare che vada tutto bene: le macchine vanno a destra, al rosso si fermano, la luce c’è, l’acqua pure. Cosa diavolo non andrà bene a Ventimiglia?"
E poi me ne torno felice e contento a Shangai.

Anche il direttore generale Marco Prestileo, il segretario generale Achille Maccapani e il dirigente della ripartizione affari generali Armando Bosio, hanno querelato Marco. Non so perché, mi vengono in mente i quattro dell’Apocalisse.

C’è un piccolo dettaglio: per via di quel 343 è stato richiesto un risarcimento di 5 milioni di euro: quanto quasi 3 mezzanini e mezzo in via del Fagutale 2 a Roma.
Per quanto riguarda gli sghei, la giunta comunale ha già previsto la loro integrale destinazione per i servizi sociali della città di Ventimiglia. Onde per cui, nel caso Marco venisse condannato, probabilmente avremo i servizi sociali ventimigliesi più sciccosi della provincia.


Marco Ballestra

sabato 8 maggio 2010

Cent'anni dopo rifaremo la foto

Antica foto di Apricale

L'amico Giorgio Caudano qualche mese fa trovò in vendita su internet la foto che vedete (sotto la didascalia originale) e non se la fece sfuggire. La donò, e proprio per questo l'aveva comprata, all'altro amico Marco Cassini che ad Apricale (IM) è nato e che nutre verso il paese un trasporto d'affetto impareggiabile.

Quando si dice il cacio sui maccheroni, mai espressione fu così a fagiolo. Perché proprio ad Apricale si svolge dall'8 maggio (oggi) al 12 giugno il Gecko Photo Festival, e quindi è stato inserito nel programma anche questo curioso evento.

Alle 17 di sabato 22 maggio, cent'anni esatti dopo lo scatto del fotografo francese, avverrà un altro scatto, stessa inquadratura e due donne e tre uomini e un cane nelle stesse posizioni. Le donne però avranno più pelle scoperta, non si è ancora deciso quanta.

Forse sarà l'occasione giusta perché Marco provi la pinhole camera che gli regalai quella sera quando Viviana mi appioppò il malloppo.

Antica foto di Apricale
Apricale
Apricale.

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venerdì 7 maggio 2010

Denis Verdini farebbe bene...

Denis Verdini

Fossimo nei panni di Denis Verdini cominceremmo seriamente a preoccuparci. Prima hanno cominciato con Claudio Scajola. E Gianfranco Rotondi a dire che Scajola non si tocca, e Maurizio Gasparri a dire che Scajola non si tocca, e Daniele Capezzone a dire che Scajola non si tocca, e Osvaldo Napoli a dire che Scajola non si tocca, e Maurizio Sacconi a dire che Scajola non si tocca e ora da capo gli stessi, uguale uguale, né più né meno, Rotondi a dire che Verdini non si tocca, e Gasparri a dire che Verdini non si tocca, e Capezzone a dire che Verdini non si tocca, e Napoli a dire che Verdini non si tocca, e Sacconi a dire che Verdini non si tocca e forse invece Verdini farebbe bene a toccarsi, così, anche solo per scaramanzia.

(Mattia Feltri, sulla Stampa, ieri)


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giovedì 6 maggio 2010

È un mondo sempre più difficile

Grecia - Striscione di protesta sotto il Partenone
Striscione del Partito Comunista Greco appeso sotto il Partenone. "Popoli d'Europa insorgete".
Atene, martedì 4 maggio. Foto AFP


Mi piacerebbe che commentaste questa foto con un aggettivo. Solo un aggettivo. Secondo la vostra sensibilità, le vostre idee, le vostre speranze, i vostri sogni e anche le vostre disillusioni.

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mercoledì 5 maggio 2010

La Spedizione dei Mille, 150 anni fa

Milano - Monumento a Giuseppe Garibaldi in largo Cairoli in restauro
Milano, largo Cairoli - Il sarcofago del monumento a Giuseppe Garibaldi in restauro fotografato ieri sotto la pioggia.
[clic sopra per ingrandire]


Oggi il presidente Napolitano è a Genova per la commemorazione del centocinquantenario della Spedizione dei Mille. Partirono infatti da Quarto il 5 maggio del 1860 sotto il comando di Garibaldi i valorosi idealisti che diedero inizio all'epopea che portò alla riunificazione dell'Italia sotto un solo Stato.

Il 18 aprile del 2008 pubblicai la foto sotto ironizzando sull'antipatia della Lega per quel condottiero e ipotizzando, sempre per ridere, la sostituzione di Garibaldi con Alberto da Giussano.

La sostituzione non è ancora avvenuta ma sta di fatto che da due anni questo monumento è oscurato in un sarcofago, e l'eroe dei due mondi è solo visibile riprodotto sui pannelli.

Cosa sta succedendo? La Impredcos, società casertana che aveva ottenuto l'appalto per il restauro dal ministero dei Beni culturali (e dal Comune), ha interrotto i lavori, lasciando i cantieri deserti. Motivo? Avendo superato il termine fissato per la fine dei lavori, che dovevano finire nell'ottobre del 2009, il Comune ha revocato la concessione degli spazi pubblicitari, intimando alla ditta di completare comunque i restauri.

E quindi adesso la parola è agli avvocati e ai tribunali.

Visto la posizioni dei rappresentanti della Lega, da Bossi in giù, che vedono come fumo negli occhi tutto ciò che sa di tricolore, col quale si pulirebbero volentieri il culo, come hanno più volte dichiarato, sia in maniera esplicita che sotto chiarissime metafore, niente di strano ci sarebbe che nel 2011 questo monumento fosse ancora nelle condizioni come lo vediamo oggi.

Milano - Monumento a Giuseppe Garibaldi in largo Cairoli
Milano, largo Cairoli - Monumento a Giuseppe Garibaldi.

martedì 4 maggio 2010

Figure di merda

«Esprimiamo tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra vicinanza al Ministro Scajola. Noi conosciamo il nostro Ministro, ne conosciamo le doti morali e la correttezza istituzionale che da sempre contraddistingue il suo operato. Un vile attacco personale di cui il Ministro Scajola è vittima ed è trasceso in aggressioni famigliari che lascia ben comprendere il clima politico pesante nel quale il Governo è costretto ad agire. Non possiamo quindi esimerci dal chiedere al Ministro Scajola, punto di riferimento importante per la nostra Regione e per il nostro Paese, di continuare nella sua opera a sostegno della Liguria e del Paese senza farsi intimidire da questi attacchi ignominiosi che tendono esclusivamente a bloccare il percorso di modernizzazione intrapreso e portato avanti con la sua attività concreta e costante».
I consiglieri Pdl della Regione Liguria
Venerdì 30 aprile

«Lascia attoniti una azione così violenta nei confronti di un Ministro della Repubblica e della sua famiglia. L’azione di Governo del Ministro sempre tesa alla difesa e al consolidamento degli interessi nazionali evidentemente cozza contro diverse logiche di potere i cui contorni non sono palesi. Non mancherà mai al Ministro Claudio Scajola il sostegno della sua terra e della sua gente che ne ha sempre apprezzato l’agire improntato a competenza e rettitudine».
I parlamentari liguri del Pdl
Senatori Giorgio Bornacin, Gabriele Boscetto, Luigi Grillo, Enrico Musso, Franco Orsi e i deputati Sandro Biasotti, Roberto Cassinelli, Eugenio Minasso e Michele Scandroglio
Venerdì 30 aprile


Adesso, dopo che il loro boss è rimasto in mutande (c'è chi fa il tifo perché gli tolgano anche quelle), aspetto ulteriori comunicati da queste facce di bronzo. Pensate che verranno?

Aggiunta 17,47
Vignetta dimissioni Scajola
Grazie Franco per la tempestività

Pulizie di primavera

Dieci azioni di Banca Etica per un valore di 500 euro. La Lega ha deciso di sbarazzarsene. Siamo a San Giorgio in Bosco, provincia di Padova. Queste azioni erano state acquistate nel 1999 dall'amministrazione di centrosinistra «come simbolo della partecipazione del Comune ad una meritevole realtà».

Tira altra aria adesso. E perché non vi siano dubbi di sorta su una tale scelta, i leghisti, amministratori virtuosi, hanno spiegato «Vanno tagliati i rami secchi, questo è l'inizio delle pulizie di primavera».

Evidentemente quando Bossi aveva dichiarato che voleva le banche questa non era contemplata.

lunedì 3 maggio 2010

I gentiluomini del papa

Da quest'intervista a Claudio Scajola
E dell'architetto Angelo Zampolini che, secondo l'accusa, ricevette da Anemone i 900 mila euro per l'acquisto della sua abitazione, cosa ci può dire?

«Di Zampolini ricordo poco. Era la persona a cui si era rivolto Angelo Balducci, l'allora provveditore alle Opere pubbliche del Lazio, che si era offerto di darmi una mano per cercare casa a Roma, in un periodo in cui vivevo in albergo. Balducci... stiamo parlando di uno degli otto gentiluomini del Papa, non so se mi spiego».


Si spiega, si spiega bene Scajola, ex Dc, e quindi frequentatore di sacrestie e retrosacrestie dove si combinano gli affari più inconfessabili.

Ma chi sono questi gentiluomini del papa?
Sono dignitari di corte: la Corte Pontificia che non c’è più, ma loro ci sono sempre e — anzi — hanno cominciato a esistere, con questo nome, proprio quando la Corte fu abolita da Paolo VI nel 1968.

Non si sa che fanno, né si sa come ci si diventa. Svolgono mansioni inesistenti. Ma stanno là pieni di dignità, nelle anticamere, nelle cerimonie e nelle udienze papali, a memoria di funzioni e titoli della Corte di un tempo. Eccoli per esempio ben allineati, in numero di otto, nel Cortile di San Damaso, a porgere il benvenuto agli ospiti delle visite ufficiali, poniamo il presidente Obama o la Regina Elisabetta. Il Prefetto della Casa Pontificia, che è un arcivescovo, presenta con gesto deferente all’ospite i Gentiluomini a uno a uno, belli lustri nei loro frac e gilet a doppio petto con sei bottoni, sparato bianco e cravatta a fiocco, collare d’oro. Li presenta per nome come fossero personaggi importanti e l’ospite stringe loro la mano con ogni deferenza, senza riuscire a farsi alcuna idea di chi siano quelle facce e quei nomi perlopiù sconosciuti.

Per avere un elenco aggiornato bisogna consultare l’annuario pontificio. Il nome più celebre è Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro di Silvio Berlusconi, diventato gentiluomo di Sua Santità a febbraio dello scorso anno. Nel suo discorso a questi stimatissimi signori nel 2009 Benedetto XVI disse: «indispensabile è non perdere mai di vista il comune obiettivo, e cioè la dedizione a Cristo e alla sua opera di salvezza». Ecco, questo era proprio l'obiettivo di Angelo Balducci, attualmente in galera.

Berlusconi e i gentiluomini del papa
Berlusconi mentre stringe la mano a gentiluomini del papa.

sabato 1 maggio 2010

Buon primo maggio

arazzo quarto stato

Scattai queste foto al MayDay Parade dell'anno scorso. Lo striscione propagandava la tessitura di un arazzo che avrebbe riprodotto "Il Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo. Non ho più saputo come è finita la vicenda.

Buon primo maggio a tutti.

arazzo quarto stato

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